Indagine antropologica sulla città contemporanea
- Antonella Sportelli
- 18 feb
- Tempo di lettura: 10 min
Indagine antropologica sulla città contemporanea: Esplora come l'antropologia moderna studia la metropoli. Scopri nuove prospettive urbane e l'importanza dell'interdisciplinarietà.
Per cogliere le innumerevoli, variabili e nascoste sfaccettature dell'attuale insieme urbano, è necessario adottare una visione della città curiosa ed estranea, simile a quella di un antropologo che indaga con passione una cultura "altra" per una nuova indagine antropologica sulla città contemporanea. L'antropologia contemporanea, consapevole dell'urgenza di comprendere le città moderne, impiega nuovi metodi sperimentali di analisi. Se l'antropologia tradizionale si avvicina alle scienze esatte, l'antropologia delle società complesse si lega, nell'osservazione e nella descrizione, alla psicologia, alla letteratura e all'arte. Questi nuovi studi condividono la difficoltà, ma non l'impossibilità, di ridurre la realtà a principi sintetici capaci di generare regole astratte e, auspicabilmente, universali. Superando un'interpretazione negativa di questa complessità e rifuggendo da schematismi sterili, possiamo affermare che la nuova antropologia apre orizzonti inediti per un rinnovamento della disciplina. (Per un'analisi approfondita di tali tematiche, si rimanda al paragrafo 1.3 "Fra scienza e letteratura" in Antropologia delle città di Alberto M. Sobrero, NIS, Roma 1997).

Sobrero ci fa individuare le valide possibilità dell'antropologia applicata allo studio delle metropoli attraverso l'esperienza di Robert Park, maggiore rappresentante della scuola di sociologia di Chicago, e dei suoi allievi, che già nel 1925 compresero come sfruttare al meglio tale disciplina: "... trarre dall'antropologia solo (ma non è poco) il gusto per l'osservazione diretta, minuta, partecipante, nonché la capacità di cogliere la differenza, là dove altri vedevano solo realtà opache e silenziose, e di trovare microirregolarità, rituali appena abbozzati, corrispondenze di segni, là dove gli altri vedevano solo confusione". Si esplicitano, in questo modo, le capacità descrittive e intuitive dell'antropologia, atte a cogliere le differenze e le variabili tramite una presa di distanza dal contesto, per mettere meglio a fuoco ciò che, abituati ad avere sotto i nostri occhi quotidianamente, spesso non riusciamo a percepire.
La città, sovraccarica di eventi, persone e oggetti, sfugge talvolta allo sguardo. La molteplicità genera dispersione nel cittadino, accrescendo la necessità di riprodurre la città (piante e altro) e di renderla visibile (insegne luminose, luci, pubblicità e spettacolarizzazione) per focalizzare l'attenzione e dominarla. Si modifica il meccanismo dello sguardo: occorre saper guardare (orientarsi e vivere nella città), rendersi visibili (dimensione pubblica) e, al contempo, proteggersi dallo sguardo altrui (dimensione privata). In questo contesto, si sviluppano fotografia e cinema, quasi a esprimere un bisogno di auto-rappresentazione. Per adattarsi a questo stile di vita, l'abitante diventa "spettatore passivo". Le città suscitano attrazione e/o repulsione. Al di là dei cambiamenti strutturali esterni, la metropoli trasforma l'individuo, i suoi atteggiamenti e comportamenti verso l'ambiente. Stiamo descrivendo il "cittadino", figura simile in tutte le aree metropolitane, a sottolineare che l'urbanità è un modo di vita che deve essere inteso nella sua globalità e richiede il contributo di più discipline per essere compreso.
A mio avviso, l'antropologia attuale non è sufficiente per indagare tutti gli aspetti della metropoli. Chi si dedica a questi studi deve intraprendere un lavoro di "tessitura interdisciplinare", in cui l'indagine artistica gioca un ruolo fondamentale. Essa consiste nell'osservare gli eventi da diverse angolazioni per raccontarli, fotografarli, dipingerli e criticarli. Le città cambiano a causa dell'industrializzazione, con una modificazione e specializzazione degli spazi (centro, periferia, campagna), una specializzazione e divisione del lavoro (produzione, consumo) e lo sviluppo della cultura di massa, con la disgregazione dei rapporti sociali tradizionali e il cambiamento della relazione tra pubblico e privato. La nuova antropologia analizza la molteplicità culturale urbana, definendo un "passato mobile", un "presente in transito" ed evidenziando decentramento, pluralità, sincretismo, varietà di lingue e culture, e mobilità comunicativa tra i flussi metropolitani. La metropoli si presenta polifonica e pluriforme, con un sistema complesso che sviluppa un feticismo accentuato, dove tutto diviene soggetto e protagonista. In questo contesto, le forme di rappresentazione devono essere pluralistiche per comprendere, attraversare, vivere e immergersi nella metropoli, esperienza mobile, instabile e variegata. Per approfondire questi temi, suggerisco le opere di Massimo Canevacci, docente di Antropologia Culturale all'Università di Roma La Sapienza: Sincretismi, Costa & Nolan, Genova 2001; Antropologia della comunicazione visuale, Meltemi, Roma 1999; La città polifonica. Saggio sull'antropologia della comunicazione urbana, Seam, 1997.
In questo contesto, inoltre, alcuni studiosi sostengono che lo stato di città non dipenda dall'estensione urbana, ma dai rapporti con altri paesi e città e dal senso di appartenenza degli abitanti, mettendo in discussione la tradizionale dicotomia campagna-città. Lo stile di vita urbano si manifesta anche in contesti rurali e marginali. L'antropologia urbana include diverse tendenze metodologiche e prospettive di ricerca, spesso in contrasto. Le diverse risposte degli autori non si escludono a vicenda e non sono le uniche possibili. Siamo in un campo di indagine nuovo e aperto, alla ricerca di risultati positivi.
Il problema centrale dell'antropologia applicata nel contesto urbano è la difficoltà di adottare un metodo teorico chiaro e valido. Questo metodo dovrebbe consentire di sintetizzare e organizzare i numerosi dati raccolti, con l'obiettivo di sviluppare una teoria in grado di formulare leggi generali e sintetiche per interpretare la complessità di ciò che oggi chiamiamo città. L'interesse dell'antropologia per le metropoli è guidato da due fattori principali: da un lato, la diminuzione e la scomparsa delle culture aborigene; dall'altro, la crescente necessità di comprendere l'ambiente urbano in cui viviamo. Con il cambiamento dell'oggetto di studio, è evidente che è necessario rivedere i termini e i metodi di indagine, affrontando i problemi metodologici che l'antropologia ha utilizzato nel suo approccio alle culture primitive. Pertanto, se l'oggetto di analisi muta, anche il metodo di analisi deve essere ripensato, richiedendo una riconsiderazione di cosa significhi antropologia e una ridefinizione dei suoi compiti nell'esplorazione delle dinamiche urbane. Ancora una volta, l'osservazione dell'artista e la sua produzione creativa possono integrarsi con l'antropologia urbana, contribuendo così alle sue ricerche. Ne parleremo in un articolo specifico sulla Public Art.
A un primo sguardo, "la città sembra uno di quei mondi possibili in cui si può affermare tutto e il contrario di tutto", come osserva Sobrero. Tuttavia, per condurre un'analisi oggettiva, è fondamentale distinguere tra le diverse realtà delle città europee, americane e dei paesi in via di sviluppo. Prendiamo ad esempio Chicago, una città simbolo di sviluppo economico e urbano: è innegabile che essa rappresenti una metropoli e un importante centro urbano. Tuttavia, anche un piccolo centro europeo può essere definito "città", il che ci porta a riflettere su quanto sia labile e complessa l'idea stessa di città, che sta assumendo connotazioni sempre più ambigue.
Questa difficoltà nel definire e identificare l'antropologia urbana deriva proprio dall'assenza di stabilità e unità dell'oggetto di studio. Il problema si presenta quando si cerca di circoscrivere il concetto di "città" nella sua essenza. Una volta chiarito, almeno in linea generale, cosa intendiamo per città, è essenziale individuare un metodo di analisi adeguato che permetta di esplorarne le dinamiche e le caratteristiche.

Distinguendo tra i diversi approcci d'indagine dell'antropologia urbana, possiamo identificare: la Network Analysis, che si basa sull'analisi situazionale di chiara impostazione sociologica, focalizzandosi sullo studio delle relazioni sociali e dei ruoli degli individui; l'Interactional Approach, mirato a delineare le dinamiche che, di volta in volta, caratterizzano il rapporto tra città e società nel suo complesso; e, infine, il Ghetto Approach, il cui principale esponente è Ulf Hannerz, che si occupa delle minoranze etniche e dei quartieri poveri all'interno delle metropoli. In questo ultimo tipo di indagine, l'attenzione si sposta evidentemente sugli abitanti piuttosto che sulla città stessa. Si tratta di una distinzione simile a quella tra antropologia delle città, antropologia delle società complesse e antropologia "nelle città". Infine, emerge l'impostazione interpretativa di Hannerz, tanto che il ghetto viene frequentemente definito come "luogo di interpretazione", svincolato da un'identificazione fisica e orientato a un modo di essere mentale. Si indaga, pertanto, l'idea e l'immagine della città più che la sua materialità. Un po' come fanno le descrizioni urbane fornite da Walter Benjamin e dai surrealisti.
La Network Analysis si concentra sugli individui e sulle loro complesse relazioni sociali. In relazione ai cambiamenti nella vita delle persone, essa sottolinea l'importanza di come, nella mente degli individui, si formi l'idea di una città, che dipende dalla percezione che gli abitanti hanno del "vivere in città", a prescindere dalle sue dimensioni. Infatti, i rapporti sociali determinano questa condizione di urbanità, a discapito della realtà fisica del luogo in cui si risiede. Da ciò si deduce che la città è considerata tale in base alle interazioni dei suoi abitanti e alla sua capacità di relazionarsi, sia a livello istituzionale che personale e territoriale, con altre città. La città diventa tale, o viene percepita come tale, proprio grazie alla sua abilità di instaurare un dialogo esterno e interno che la definisca come una "cellula aperta" e chiusa al tempo stesso. Questo processo facilita la creazione di un'importante posizione all'interno della rete territoriale in cui è inserita, qualificandola come un'entità significativa, indipendentemente dall'aumento demografico e urbano. In questo modo, si supera il dualismo tra metropoli e campagna, evidenziando un fenomeno che consente la coesistenza di un aspetto cosmopolita e di uno più rurale, senza contraddire l'idea di urbanità. Questo tipo di analisi riconosce sia la novità delle metropoli e dei centri minori, sia la validità del metodo di indagine specifico dell'antropologia.
L'Interactional Approach riduce parzialmente l'apporto concettuale dell'antropologia, ponendo invece un maggiore focus sull'oggetto città. Il punto di forza di questa teoria risiede nell'idea di esaminare le modalità di interazione che l'individuo stabilisce con l'ambiente, concentrando l'attenzione sui legami che si formano all'interno della società nel suo complesso. Da questa prospettiva, comprendere la città significa anche capire il suo funzionamento e la sua integrazione nella società, concependola come un prodotto dell'intera struttura sociale. Il grado di interazione influisce sul livello di urbanità, evitando una distinzione netta tra le diverse forme urbane e privilegiando una gamma di toni intermedi, che possono variare da urbanità leggera a più accentuata. La città si considera più urbana quando aumentano i sistemi di scambio e comunicazione, si intensifica la divisione del lavoro e si sviluppa il sistema amministrativo.
Infine, ci concentriamo sul Ghetto approach. In questo contesto, la complessità della metropoli viene scomposta in unità minime, ridotte, compiute e presumibilmente autosufficienti, per identificare entità che possano essere considerate chiuse e facilmente analizzabili. L'obiettivo è condurre un'indagine e fornire una descrizione non solo olistica di piccoli gruppi o eventi all'interno dell'area urbana, ma anche di contesti più agiati, che presentano caratteristiche di sistemi sufficientemente indipendenti e autonomi.
In estrema sintesi:
La Network Analysis si focalizza maggiormente sui rapporti tra individui.
L'Interactional Approach sul rapporto tra città e intera società.
Il Ghetto Approach su minoranze e quartieri poveri.
Per approfondimenti sugli spazi urbani: Frammentazione degli spazi urbani: la metropoli contemporanea.

Indipendentemente dal metodo, lo studio antropologico delle relazioni tra sistemi e ambiente è valido anche per le metropoli, pur con adattamenti metodologici. Sono cadute caratteristiche come l'olismo e la divisione campagna-città. L'antropologia prosegue il suo scopo in ambito urbano, indagando i fenomeni di piccola scala per poi elaborare teorie generali. L'interdipendenza della società contemporanea fa sì che piccoli fenomeni si ripetano in diverse città, avvalorando l'approccio dell'antropologia attuale.
Il tentativo di analizzare le culture attraverso divisioni settoriali nette, quindi, è parzialmente errato, poiché ripropone il metodo olistico delle società primitive, ormai contestato. Non esistono più comunità isolate e omogenee, adatte a tale metodo. Si rafforza l'idea di studiare la città come "mosaico di comunità", valorizzando gli eventi quotidiani come agenti di trasformazione sociale e culturale. È errato pensare che piccoli nuclei urbani producano cultura in modo autonomo. Ogni evento o comunità è interconnesso nel tempo e nello spazio. "La natura dell'ambiente urbano è il contatto, il cambiamento, l'eterogeneità, il divenire, e l'antropologia è poco attrezzata su questo piano: ha sempre studiato società immobili e internamente organiche, o, per lo meno, le ha proiettate come tali nelle sue rappresentazioni" (Cit. Sobrero). E l'antropologo deve adottare un approccio multidisciplinare.
Un tempo, l'oggetto di studio dell'antropologia era l'alterità, ma oggi essa si intreccia con la nostra quotidianità. In questo senso, è più appropriato parlare di "antropologia del presente" piuttosto che di antropologia urbana o dell'Occidente. La cultura urbana sembra centrarsi simultaneamente sull’individuo e sulla collettività, oscillando tra egocentrismo e omologazione. Questi temi costituiscono le fondamenta dell'"antropologia interpretativa", i cui esponenti includono Clifford Geertz, James Clifford, George Marcus e Paul Rabinow. Tra i contributi più celebri di Geertz, si distingue il saggio "Common Sense as a Cultural System", nel quale analizza e commenta il noto confronto tra città e linguaggio proposto da Wittgenstein.
L'antropologia interpretativa si colloca nel contesto del postmoderno, una fase in cui non ha più senso opporre città a campagna, civiltà a mondi primitivi, il qui all'altrove, né sostenere l'idea di un tempo lineare e consecutivo. La convinzione che la cultura fosse il prodotto di una comunità è venuta meno, e la nozione di "strutturalismo" proposta da Lévi-Strauss si rivela inadeguata. In questo nuovo paradigma, emerge l'impossibilità di separare la struttura sociale dalla cultura, poiché entrambe sono considerate manifestazioni di un unico fenomeno. In questo contesto teorico, l'empatia, la capacità di descrizione e intuizione, continua a rivestire un ruolo centrale, rendendo l'antropologo simile al romanziere e all'artista. Si pongono così interrogativi sulla ricerca sul campo e sulla necessità di una corretta restituzione e rappresentazione della realtà, senza però rinunciare al linguaggio scientifico caratteristico dell'antropologia.
Di seguito riportiamo alcune considerazioni di Sobrero che chiariscono in modo esemplare quanto esposto in precedenza, mettendolo in relazione al pensiero di Geertz. Egli afferma: "...la possibilità di uno scambio continuo fra gli aspetti oggettivi e soggettivi della conoscenza, fra la realtà e l'interpretazione della realtà da parte dei nativi e, per altro verso, fra questa interpretazione e il sapere antropologico... Da ciò deriva la necessità di moltiplicare i punti di vista teorici e di focalizzare ogni punto di vista nel delicato equilibrio tra aspetti soggettivi e oggettivi dell'evento."
Nonostante l'oggetto "città" si sia profondamente trasformato, l'antropologia può ancora indagare su diversi aspetti: i nuovi sincretismi culturali, la rete di relazioni emergenti, i comportamenti e i valori, il fallimento delle aspettative eccessive legate all'industrializzazione, e molti altri. Da ciò possiamo dedurre che non siamo immersi in un caos totale. Esiste ancora la possibilità di ulteriori analisi e comprensioni di questa realtà che continua a sfuggire. A sostegno di questa idea, Kevin Lynch sostiene che il non conosciuto deve possedere una forma esplorabile e apprendibile. Ricordiamo il suo saggio "L'immagine della città" del 1960, esemplare per la sua disinvolta multidisciplinarità volta a esplorare il legame tra l'esperienza quotidiana dell'ambiente e l'immagine mentale che ne deriva. Lynch indaga i modi in cui i cittadini si rapportano al loro ambiente, costruendo una mappa mentale personale dello spazio, frutto dell'esperienza e della pratica fisica dei luoghi. È interessante notare che l'immagine della città e la sua realtà fisica non coincidono completamente; le due realtà sembrano sovrapporsi ma restano distinte. L'immagine della città è, pertanto, il risultato di un'interazione tra l'individuo e lo spazio, rendendo questa percezione sempre leggermente diversa da persona a persona.
In conclusione, le riflessioni di Sobrero e Lynch sottolineano l'importanza di un approccio multidisciplinare nell'analisi delle trasformazioni urbane. La comprensione della città richiede di considerare non solo gli aspetti oggettivi, ma anche le interpretazioni soggettive che ciascun individuo costruisce, evidenziando così la complessità e la ricchezza dell'esperienza umana all'interno degli spazi urbani.
Riferimenti bibliografici:
Antonella Sportelli, Nonluoghi - Arte e spazio urbano. Tesi di laurea in Antropologia culturale di indirizzo estetico, Accademia di Belle Arti di Bologna, relatore: Roberto Daolio, 1998/99.
Alberto M. Sobrero, Antropologia delle città, edito da NIS, Roma 1997.
Massimo Canevacci, Sincretismi, edito da Costa & Nolan, Genova 2001.
Massimo Canevacci, Antropologia della comunicazione visuale, edizione Meltemi, Roma, 1999.
Massimo Canevacci, La città polifonica. Saggio sull'antropologia della comunicazione urbana, Seam, 1997.
Ulf Hannerz, Esplorare la città, edizione Il Mulino, 1992.
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